Domani il via al Piccolo Festival con Vitaliano Trevisan
È ormai ora di lanciare sulla prima pagina del nostro sito lo scrittore che domani venerdì 18 giugno alle 20.30 aprirà con una lettura la settima edizione del Piccolo Festival di Bassano del Grappa: Vitaliano Trevisan, che presenterà il suo ultimissimo lavoro, Tristissimi giardini, uscito per Laterza Contromano proprio oggi.
Non ci resta che darvi appuntamento a domani, venerdì 18 giugno, per l’inaugurazione del Piccolo Festival, alle 19.30 nel chiostro del Museo Biblioteca Archivio di Bassano, dove Palomar avrà piacere di offrire un aperitivo. Alle 20.30 l’appuntamento con Trevisan, cui seguirà l’incontro con Luigi Romolo Carrino (21.30), sempre al chiostro. In caso di maltempo, tutti gli incontri si svolgeranno regolarmente nelle sale interne del Museo. Cliccate qui per il programma dettagliato dei tre giorni.

Vitaliano Trevisan
Vitaliano Trevisan ha pubblicato, per Einaudi “Stile libero”, I quindicimila passi. Un resoconto (2002, Premio Campiello Francia 2008); Un mondo meraviglioso, uno standard (2003); Shorts (2004, Premio Chiara 2004); Il ponte, un crollo (2007, Premio Città di Fabriano 2008); Grotteschi e Arabeschi (2009). Per Sironi Editore sono usciti Standards vol. I (2002) e Wordstar(s) (2004). Per Theoria, Un mondo meraviglioso (1997) e Trio senza pianoforte (1998). Per il teatro ha curato nel 2004 l’adattamento di Giulietta di Federico Fellini e ha scritto, tra l’altro, Il lavoro rende liberi, messo in scena da Toni Servillo, e i monologhi Oscillazioni e Solo RH, pubblicati da Einaudi nel volume Due monologhi (2009). Il 17 giugno è uscito per Laterza “Contromano” Tristissimi giardini, con la lettura del quale si aprirà la settima edizione del Piccolo Festival della Letteratura.
«Tristissimi giardini… Una lettura»
venerdì 18 giugno 2010 ore 20.30, chiostro del Museo di Bassano
«Una rotazione completa del tamburo rotante di una betoniera attorno al suo asse: su questa unità di tempo è tarato l’orologio degli umani e dei flussi relativi che si muovono in e per questo territorio. Curioso: i luoghi in cui più intensamente se ne percepisce la presenza sono le fabbriche abbandonate. La prima impressione che si ricava esplorando questi spazi è che lì il tempo si sia improvvisamente fermato, ma naturalmente non è cosi, solo non scorre, non fluisce, soggiorna indifferente con determinata ostinazione.»




Ho amato tristissimi giardini perchè odio i tristissimi giardini delle casette a schiera non solo vicentine. Quelle con il pratino all’inglese e il trittico: acero rosso, liquidambar e cedro dell’Atlante. Poi l’ulivo. Tutti piantati a un metro uno dall’altro. E la macchina parcheggiata sul selciato di mattonelle di cemento davanti alla porta di casa. E le surfinie, quelle le odio ancora di più.
Abito a roma, ma sono nata a padova nel 1943, quindi quando lei parla di trasfomazione del paesaggio, so cosa vuol dire. Anch’io amo le vecchie fabbriche abbandonate: sanno di tanto. se chiudi gli occhi senti il rumore, vedi i macchinari, gli uomini al lavoro, gli odori… Fino a 18 anni ho abitato nello zuccherificio di Pontelongo, poi ce ne siamo andati. Queste fabbriche le lascerei proprio così, come ruderi imponenti, tutti invasi dalle cosìddette erbacce, dal luppolo, dalle ortiche, dai papaveri, dagli asfodeli, dal caprifoglio e attorno, in mezzo al prato, macchie di arbusti di sanbuco con i loro fiori crema riuniti ad ombrello e poi l bacche nere per far l’inchiostro. Ma ora i bambini neanche lo conoscono l’inchiostro. Mi piacevano tanto i camini, quelle torri di mattoni alte alte. Ora ci sono i capannoni.
Sono contenta di abitare a Roma, mi sento più libera: mi ero stufata di fare la cattiva ragazza di provincia. Mi piace molto Parise. Quando ero piccola conoscevo sua madre e la sua prima moglie, quella che sembrava una giapponesina. Era, però, molto più simpatica della Giosetta. Sua madre era amica di mia zia e la incontravamo al lido di venezia. Raccontava sempre, con un misto di rabbia di orgoglio, le bravate di quel suo scandaloso figlio (era appena uscito il prete bello). Poi quando, anni fa, ho letto il meraviglioso sillabario, ho capito tutto. Di più lui doveva fargliene, tanto lei era fetente. Forse era solo una poveraccia, ragazza madre di provincia, che una volta sposata si era data al moralismo e al borghesismo tipo “Signora mia…
Poi odio (forse è troppo e non ne vale la pena) Paolini, concordo sull’aria da prete e poi sto teatro impegnato che fa fare tanti soldi e televisione di prima serata… io amavo tanto Carmelo e Leo, anche Servillo amava Leo, me lo ricordo ancora quando con Neiviller facevano Sabato, dome nica e Lunedì. con Servillo abbiamo chiacchierato un pò durante il funerale di Leo.
Dunque, il suo libro mi è piaciuto tanto e lo metterò nella bibliografia di quello che sto dando alle stampe io. E’ sugli appassinati di piante. Non ho mai scritto prima e probabilmente non scriverò più.
Scusi se l’ho importunata e grazie.
Lucilla zanazzi
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