Il festival di Palomar a Bassano del Grappa.

Mia sorella è una foca monaca

di Christian Frascella, Fazi Editore 2009

Quello che non capisco mai delle recensioni è se un libro è piaciuto o no a chi le sta scrivendo. Allora, per togliermi subito da questo impiccio, mi sento prima di tutto di dover specificare che questo libro per me è proprio bello. È divertente, ma anche duro. La scrittura è semplice, ma molto precisa, il linguaggio è fresco, ma per niente giovanilistico. È scritto con il cuore, ma anche con la pancia. E poi io ho un debole per i bulli un po’ sfigati. Per quei “pallonari” alla John Fante, che cercano di rendersi speciali agli occhi del mondo con le smargiassate e sistema- ticamente mistificano la realtà a proprio piacimento.

Del resto se “Il Capo”, tuo padre, è un perdigiorno mezzo alcolizzato che ha la ten- denza alle punizioni corporali, tua sorella è un esserino un po’ incolore, timorata di Dio, che passa le sue giornate a farsi il segno della croce, tua madre se n’è scappata con il benzinaio del paese molto più giovane di lei, e in più, se le prendi persino dalla ragazza di cui ti sei innamorato, non c’è molto da sorridere. Anzi, c’è da piangere. Eppure non c’è alcun compiacimento della sfiga in questo romanzo.

Eppure il protagonista di questo libro non versa mai mezza lacrima, anche se è molto sensibile. Va avanti, non si perde d’animo, trova sempre in sé stesso la forza di rial- zarsi, anche se non gliene va dritta una, anche se è un perdente ed un pasticcione, anche se a 17 anni è costretto già a rendersi conto che la vita è ingiusta. Nella sua guerra personale ai soprusi quotidiani risponde con ingenue gradassate. A difficoltà, smargiassate.

E in fondo questo atteggiamento coinvolge ed entusiasma fin dalle prime pagine il lettore, infonde coraggio e speranza, che si possa in qualche modo trovare la forza in sé stessi per uscire dalle situazioni difficili, anche quelle che sembrano impossibili.

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