L’amore a Londra e in altri luoghi
di Flavio Soriga, Bompiani 2009

Se il lavoro precedente di Flavio Soriga, Sardinia Blues, aveva il ritmo di un giro di basso, L’amore a Londra e in altri luoghi scorre via come la più classica melodia cantautorale italiana: fluida nel susseguirsi delle parole, che possono essere ruvide come quelle di De Andrè, o languide come un malinconico Tenco, o ancora ironiche come un Lauzi d’annata.
Sono parole che corrono veloci, trascinano senza mai strattonare, nella simmetria di una metrica che ci sembra di conoscere. E in mezzo a questo, i personaggi: ne troviamo tanti nelle pur poche pagine, protagonisti di storie diverse, che qualche volta si intrecciano, altre volte solo si sfiorano soltanto in un comune sottofondo.
Ma che cos’hanno poi da condividere due ragazzi cresciuti nell’isola di un’isola con un coreografo londinese bisessuale, o uno scrittore malinconico con un dittatore di una qualche repubblica delle banane (casualmente proprietario di qualche tv e amante di una procace star del piccolo schermo)?
L’amore, verrebbe da dire, ma è una risposta banale.
E’ una strana insoddisfazione dell’esistenza, un male di vivere declinato in maniera contemporanea, al tempo e al modo delle vite flessibili: partire o non partire? Che svolta vogliamo dare alla nostra vita? È la domanda che apre prospettive diverse, negative e positive a seconda delle storie. E qui ritroviamo il caro vecchio Flavio, amante della sua terra da cui sente allo stesso tempo il bisogno di staccarsi, per vedere il mondo, per mettersi in discussione, per ritrovare il suo amore grande per l’isola che (non) c’è.
Myriam



