Il festival di Palomar a Bassano del Grappa.

L’acchito

di Pietro Grossi, Sellerio 2007

L’acchito è la resa dei conti con una metafora, quella del biliardo, che rimanda immediatamente alla possibilità di un controllo geometrico sull’esistenza, nella convinzione che l’esistenza stessa si riproduca secondo leggi precise e trasparenti. E’ un mito moderno, che ad alcuni potrà sembrare morto e sepolto. Eppure aleggia sopra le nostre teste e a volte si ripresenta, come nella vita del protagonista del romanzo di Grossi, Dino, quale estremo tentativo di tenere sotto controllo gli eccessi emotivi: il sacrificio dei sogni, in cambio della salvezza dalle tragedie e dai turbamenti.

Grossi ci racconta la storia di un uomo che scopre di essere “un animale fatto di materia plastica”, che “si adatta suo malgrado alle superfici più sconnesse”. Ma è anche la storia di una persona che esperimenta la fragilità di ogni costruzione protettiva, l’irrompere della necessità della scelta anche nei meccanismi abitudinari più rodati. La consapevolezza che ne nasce offre uno sguardo sulla metafora geometrica che permette a Dino e al lettore di vedere la fragilità della presa cartesiana sulla realtà delle nostre vite.

L’acchito non è però una banale apologia consolatoria del libero arbitrio contro la routine del quotidiano: ogni scelta comporta una rinuncia, la libertà può produrre fatica e sofferenza. La palla non torna mai nello stesso punto.

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