Il festival di Palomar a Bassano del Grappa.

La valle dell’orco

di Umberto Matino, Foschi Editore 2009

Il primo romanzo di Umberto Matino può essere letto ad almeno due livelli. Innanzitutto, come una classica storia noir che parte da un’evidenza – la morte per suicidio di un amico del protagonista – per poi sgretolarla e trasformarla in un mosaico di dubbi e indizi che lasciano il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina.
La valle dell’orco regala però qualcosa di più di una trama intrigante: al lettore più attento, offre preziose e amare riflessioni sul Veneto e sugli uomini in generale. Lo stress cui ci costringiamo in città sempre più invivibili e la patetica – per certi versi rassegnata – fuga verso luoghi che ci sembrano ancora incontaminati, risultano essere atteggiamenti complementari. Matino delinea, tra le righe, un’antropologia che fa saltare ogni semplicistica distinzione tra cittadini arrivisti e buoni selvaggi delle montagne, per ricordarci che abbiamo a che fare innanzitutto con gli uomini, intreccio instabile di sentimenti contrastanti.
Frutto di un attento lavoro di ricostruzione della storia e della cultura cimbre nell’Alto Vicentino, La valle dell’orco è un noir ben scritto, che “tiene” da un punto di vista narrativo fino alla fine. Ha inoltre il pregio, tipico della migliore scrittura di genere in Italia, di offrire uno sguardo critico sulla società, scavandone il terreno fino alle radici più profonde.

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