Bianco
di Marco Missiroli, Guanda 2009

“Le tombe allungano la mancanza, la fanno eterna e senza oblio” ed è proprio la ricerca di questo oblio, di una pace interiore che si può trovare solo nella redenzione, il tema principale del romanzo. Grazie a un fortuito nuovo incontro al termine di una lunga e rassegnata vecchiaia, il protagonista, Moses Carpenter, ripercorre la propria vita, gli eventi che hanno segnato la sua esistenza e che ora lo tormentano.
Lo assilla il dubbio di non poter incontrare di nuovo l’amore della sua vita, o meglio che la consolazione del ricongiungimento gli venga negata a causa dei suoi peccati, delle morti agite passivamente, iniziate con “il dio nero-l’insolente” per vedere l’orgoglio prendere il posto alla durezza negli occhi di un padre conosciuto solo attraverso la violenza e l’autorità.
L’autore lascia volontariamente marginali l’ambientazione e il tema portante del romanzo: razzismo e Ku Klux Klan vengono minimizzati dai sentimenti, in un racconto che porterà il lettore a scoprire luci e ombre presenti nell’animo del protagonista che dopo un’intera vita spesa nell’odio verso il diverso troverà la forza per riscattarsi. Il libro si presenta piacevole e scorrevole nella lettura.



