Il festival di Palomar a Bassano del Grappa.

Altai

di Wu Ming, Einaudi 2009

A dieci anni dalla pubblicazione di Q – all’epoca a firma Luther Blissett – Wu Ming torna alle vicende che hanno segnato l’alba della Modernità politica europea. L’intento è sempre quello: guardare alle biografie individuali e collettive dei vinti, cercare il lato oscuro delle storie sin troppo note per essere conosciute. Con lo sguardo obliquo che caratterizza il suo metodo narrativo, il collettivo combina un uso sapiente dell’immaginazione, un’attenzione maniacale per la lingua e lo studio puntuale degli snodi storici chiamati in causa. Una controstoria che guarda alle pieghe del discorso storiografico ufficiale e esercita l’immaginazione dove le fonti documentali sembrano vacillare o non possono che essere assenti. Ne risulta, come nei momenti più felici di Wu Ming, un romanzo fortemente coinvolgente, che può essere letto indipendentemente da Q – ma che darà soddisfazione a chi alle soglie del nuovo Millennio aveva seguito le gesta di Gert dal Pozzo. Per tutti quei lettori, per chi ha seguito il percorso politico-narrativo di Wu Ming, Altai è un modo per fare i conti con le proprie sconfitte. E rilanciare.

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