<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Piccolo Festival della Letteratura</title>
	<atom:link href="http://www.piccolofestival.it/?feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.piccolofestival.it</link>
	<description>Il festival di Palomar a Bassano del Grappa</description>
	<lastBuildDate>Fri, 04 May 2012 07:38:22 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Un po&#8217; di aggiornamenti prefestival &#8211; letture</title>
		<link>http://www.piccolofestival.it/?p=1646</link>
		<comments>http://www.piccolofestival.it/?p=1646#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 May 2012 20:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PFL</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[edizione 2012]]></category>
		<category><![CDATA[prefestival]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piccolofestival.it/?p=1646</guid>
		<description><![CDATA[Alcuni libri in lettura per la preparazione dell'edizione 2012]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Piccolo Festival della Letteratura parte innanzitutto dalla lettura dei libri.</p>
<p>Vi raccontiamo un po&#8217; cosa stiamo leggendo, cosa abbiamo trovato in giro riguardo questi libri e come li abbiamo scoperti.</p>
<p>Una delle letture più recenti è &#8220;L&#8217;uomo d&#8217;argento&#8221; di Caludio Morici. Questo è un video che sta spopolando in rete di una sua presentazione.<br />
<iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/eV0SV85TeTI?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on-line</a> è una webzine fondata da Valerio Evangelisti. A volte, ci piace andare a leggere cosa ne pensano dei libri che abbiamo in lettura. In particolare, vi consigliamo la recensione di <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2012/02/004193print.html">&#8220;La banda degli invisibili&#8221; di Fabio Bartolemei</a> e <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2011/09/004031.html">&#8220;Il viaggio dell&#8217;orsa&#8221; di Vincenzo Pardini</a>.</p>
<p>Per prepararci al Piccolo Festival della Letteratura, ci piace anche recuperare le interviste agli autori, per proporre il <em>nostro</em> punto di vista. Ecco perchè vi proponiamo <a href="http://www.rollingstonemagazine.it/cultura/notizie/dove-finisce-roma-inizia-la-storia/50949"> l&#8217;intervista dell&#8217;autrice di &#8220;Dove finisce Roma&#8221; rilasciata a Rollingstone Magazine </a>.</p>
<p>Il punto di vista degli autori è sempre fondamentale, quindi cerchiamo on line presentazioni degli scrittori. Ad esempio, Mario Desiati &#8211; Il paese delle spose infelici <iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/cuT_ZAX2GCA?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
– e Giovanni Montanaro  – Tutti i colori del mondo. <iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/LxCDvGilgJ0?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </p>
<p>In questo contesto anche i booktrailer risultano interessanti, specie se realizzati con l&#8217;autore come questo di &#8220;Il paese delle spose infelici&#8221; . <iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/XpmHFltBvQA?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Qualche volta ci fidiamo di alcuni programmi per scegliere i libri, tra cui <a href="http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/index.cfm">Farenheit di Radio 3</a> , ecco perchè vi consigliamo di visitare la pagina dedicata a &#8220;L&#8217;estate di fine secolo&#8221; <a href="http://bit.ly/geda_estate_farenheit">http://bit.ly/geda_estate_farenheit</a> di <a href="http://www.fabiogeda.it/">Fabio Geda</a>.</p>
<p>Ultimo, ma non in importanza, ci sono i vari librai che ci consigliano le loro letture preferite. Ed è così che abbiamo scoperto &#8220;Mani Calde&#8221; di Giovanna Zucca, che ci ha colpito principalmente per la dolcezza nel rispettare il punto di vista del bambino in questo mondo di adulti. Per stuzzicarvi di diciamo anche dove trovare le prime 20 pagine: <a href="http://bit.ly/mani_calde" target="_blank">http://bit.ly/mani_calde</a> .</p>
<p>Ovviamente, ci sono molti altri modi per scoprire dei buoni libri. Questi sono solo alcuni di quelli che ci portano più vicini agli appuntamenti di giugno.</p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.piccolofestival.it%2F%3Fp%3D1646&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=segoe+ui&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piccolofestival.it/?feed=rss2&amp;p=1646</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title> I delitti di Via Medina-Sidonia di Santo Piazzese </title>
		<link>http://www.piccolofestival.it/?p=1634</link>
		<comments>http://www.piccolofestival.it/?p=1634#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 18:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PFL</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nostre recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[santo piazzese]]></category>
		<category><![CDATA[sellerio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piccolofestival.it/?p=1634</guid>
		<description><![CDATA[Recensione del libro I delitti di Via Medina-Sidonia di Santo Piazzese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piccolofestival.it/wp-content/uploads/santo.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1636" title="santo piazzese i delitti di via medina-sidonia" src="http://www.piccolofestival.it/wp-content/uploads/santo-215x300.png" alt="Copertina del linro" width="215" height="300" /></a>Di Lorenzo La Marca ci si innamora.</p>
<p>È un uomo colto, galante. È attento ai dettagli, anche quando è solo.</p>
<p>Ci racconta, in prima persona, di quello che scopre su due misteriosi delitti avvenuti nella zona universitaria, in cui lavora come ricercatore biologo. E intanto ci accoglie nella sua casa, mentre cucina, corteggia una donna, ascolta Tom Jones.</p>
<p>Si esplora con lui una Palermo inedita, cosmopolita, affascinante. E si scopre un cadavere, di un collega, vecchio compagno di studi, un amico di un tempo. Il commissario decide di chiudere il caso, liquidandolo come suicidio, ma Lorenzo non ci crede. Continua ad indagare.</p>
<p>Salta fuori un nuovo cadavere, un altro incidente simulato, del custode del giardino botanico dell’università.</p>
<p>Ma come sono collegati un ricercatore ed il custode del giardino botanico?</p>
<p>Lorenzo, aiutato dal commissario, suo amico e confidente, e dalla sua ex fidanzata, un medico legale, prosegue avanzando ipotesi medico-biologiche sui due delitti.</p>
<p>E fa tutto con talmente tanta passione, e sicurezza, che viene voglia di partire per Palermo alla ricerca di quei luoghi, di adottare i suoi ossimori, la sua pungente ironia, di bere il suo whiskey, guardare i suoi vecchi film, leggere i suoi libri, ascoltare Tom Jones mentre si cucina. Ci si innamora, insomma.</p>
<p>Qui la <a href="http://www.sellerio.it/it/catalogo/Delitti-Via-Medina-sidonia/Piazzese/480" target="_self">presentazione dell&#8217;editore</a>.</p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.piccolofestival.it%2F%3Fp%3D1634&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=segoe+ui&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piccolofestival.it/?feed=rss2&amp;p=1634</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rasoio di guerra di Vincenzo Pardini</title>
		<link>http://www.piccolofestival.it/?p=1532</link>
		<comments>http://www.piccolofestival.it/?p=1532#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 14:41:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PFL</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nostre recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Pequod]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Pardini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piccolofestival.it/?p=1532</guid>
		<description><![CDATA[La recensione di Rasoio di guerra, edito da Pequod edizioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><img class="alignleft" title="Copertina rasoio di Guerra" src="http://www.piccolofestival.it/wp-content/uploads/88_pardini.jpg" alt="Immagine di copertina del libro Rasoi di guerra" width="168" height="268" /><em>«Io non sono uno di voi, ma sento e vedo tutto.»</em></p>
<p><em> </em>L&#8217;attacco del primo racconto di <em>Rasoio di guerra</em> dice molto su ciò che aspetta il lettore nelle pagine successive. <em>La segregazione</em> è forse il più potente dei colpi che Pardini assesta ai fianchi di chi  si avventuri tra queste sue storie: narrazione in prima persona,  claustrofobica, di un corpo – meglio: di un pezzo di carne – adagiato  sul mondo, impossibilitato ad abitarlo.<br />
Finita la lettura di <em>Rasoio di guerra</em> si ha, netta, l&#8217;impressione che i suoi protagonisti siano proprio i  corpi. Corpi che soffrono, gemono, si protendono, arrancano, tesi per  uno spasmo di dolore o di piacere; corpi che possono o non possono, che  si chiudono, si aprono, promettono amore e minacciano vendetta;  corpi-residui, immondi, deformi, normali, banali – ultimo spasmo  dell&#8217;anima; corpi di uomini, donne, animali, che si guardano e si  annusano, si sfiorano e si desiderano – raramente si parlano.<br />
Ci  sono poi gli oggetti, anch&#8217;essi al tempo stesso smaniosi di dire e  impossibilitati a farlo. Eppure raccontano, raccontano molto a chi  sappia ascoltarli. Come il protagonista della storia che dà il titolo  alla raccolta: il rasoio, più che mero espediente narrativo, diventa,  nelle mani di Pardini, un occhio affilato che accarezza,  pericolosamente, l&#8217;animo umano. Il lettore ne sente a tratti la lama,  perfetta – e fa bene a fidarsi, perché non ha altra scelta.<br />
Leggendo Pardini è forte la convinzione che, nel racconto di abissi e  inquietudini, lo scrittore toscano sappia trovare sempre e solo le  parole necessarie, per qualità e quantità.</p>
<p>La presentazione dell&#8217;editore PeQuod <a href="http://www.pequodedizioni.it/catpages/peq_88.html" target="_self">qui</a>.</p>
</div>
<p><!-- AddThis Button BEGIN --></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style "><a class="addthis_button_facebook_like"></a><br />
<a class="addthis_button_tweet"></a></div>
<p><script src="http://s7.addthis.com/js/250/addthis_widget.js#pubid=ra-4f69b48c4fdac18d" type="text/javascript"></script><br />
<!-- AddThis Button END --></p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.piccolofestival.it%2F%3Fp%3D1532&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=segoe+ui&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piccolofestival.it/?feed=rss2&amp;p=1532</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dreams &#8216;n&#8217; drums di Heman Zed </title>
		<link>http://www.piccolofestival.it/?p=1526</link>
		<comments>http://www.piccolofestival.it/?p=1526#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 09:38:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PFL</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nostre recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[edizioni maestrale]]></category>
		<category><![CDATA[Herman Zed]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piccolofestival.it/?p=1526</guid>
		<description><![CDATA[Recensione del libro Dreams 'n' drums di Herman Zed]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="copertina dream 'n' drums" src="http://www.piccolofestival.it/wp-content/uploads/copj170.asp_.jpg" alt="Immagine di copertina del libro Dreams 'n' drums di Herman Zed" width="170" height="264" />Theo  Sarpi, discreto batterista di una band garage rock, onesto pizzaiolo  senza eccellere alla Felix Pizza, viene investito da un camion carico di  patate. Ne ingoia una e finisce in coma, per risvegliarsi nove giorni  dopo come se nulla fosse accaduto. Anzi, sfoggiando vitalità ed  un&#8217;invidiabile condizione fisica. I medici, allibiti, lo dimettono  dall&#8217;ospedale: nei giorni successivi, Theo scoprirà che la patata,  geneticamente modificata da una multinazionale, unita ai farmaci  generici che accompagnavano il suo coma, gli ha dato il potere di  realizzare i propri sogni: la combinazione di un caffè di pura arabica e  una sigaretta con tabacco golden virginia trasformeranno ogni sua  esperienza onirica in realtà. Il discreto batterista e pizzaiolo senza  infamia e senza lode volerà, terrà il tempo senza sbagliare un colpo e  vivrà tante altre piccole, grandi avventure, fermato solo dalla  contromagia del pane-e-nutella, che annulla gli effetti miracolosi del  tubero OGM. Ma i sogni possono trasformarsi in incubi, se la  multinazionale fiuta l&#8217;affare.<br />
Heman Zed, al suo terzo romanzo dopo La cortina di marzapane e La Zolfa, mette nero su bianco un&#8217;altra storia ricca di colpi di scena, con dialoghi incalzanti, una fantasia che trasforma – lo possiamo proprio dire – il quotidiano in una fantastico dai toni che vanno dal comico al grottesco. Dreams &#8216;n&#8217; drums  è un continuo ridere e sorridere, dal retrogusto amaro: un romanzo  leggero che nasconde tra le righe preoccupate riflessioni su quello che  stiamo facendo a noi stessi, al pianeta in cui viviamo, ai suoi frutti  primari.<br />
<!-- AddThis Button BEGIN --></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style ">La <a href="http://maestrale.typepad.com/blog/2009/12/theo-sarpi-per-campare-fa-il-pizzaiolo-e-per-hobby-%C3%A8-batterista-in-una-sgangherata-band-garagerock-un-giorno-la-sua-gi%C3%A0-d.html" target="_self">presentazione</a> nel blog di Edizioni <a href="http://maestrale.typepad.com/blog/" target="_self">Maestrale</a>.</div>
<p><script src="http://s7.addthis.com/js/250/addthis_widget.js#pubid=ra-4f69b48c4fdac18d" type="text/javascript"></script><br />
<!-- AddThis Button END --></p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 203px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">http://maestrale.typepad.com/blog/</div>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.piccolofestival.it%2F%3Fp%3D1526&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=segoe+ui&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piccolofestival.it/?feed=rss2&amp;p=1526</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Requiem per un albero di Matteo Melchiorre</title>
		<link>http://www.piccolofestival.it/?p=1517</link>
		<comments>http://www.piccolofestival.it/?p=1517#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 09:08:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PFL</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nostre recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[edizioni spartaco]]></category>
		<category><![CDATA[matteo melchiorre]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piccolofestival.it/?p=1517</guid>
		<description><![CDATA[Recensione del libro Requiem per un albero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Copertina Melchiorre Matteo Requiem per un albero" src="http://www.piccolofestival.it/wp-content/uploads/MELCHIORRE___REQUIEM-cover-sito.jpg" alt="Copertina del libro Requiem per un albero di Melchiorre Matteo." width="182" height="287" />La morte ed il crollo di un albero secolare, il cui sguardo solenne aveva raccolto in un gesto frondoso le vicende marginali di Tomo, frazione di Feltre, Belluno; gli abitanti del paese che si dimenticano del valore simbolico di quello che fu un testimone, silenzioso, della vita della comunità e della sua trasformazione; un giovane studente di Storia, trasferitosi in paese da pochi anni, che cerca di ricostruire gli ultimi brandelli di quella memoria abbandonata, rifiutata, prima che sia troppo tardi e si trova di fronte alle versioni più disparate, all&#8217;indifferenza ma anche ai ricordi intimi, al rinnovato – per quanto tempo? – senso di consapevole appartenenza ad una storia ormai perduta, di fronte alla quale non abbiamo cercato, immaginato, trovato narrazioni alternative da piantare e far crescere.<br />
Matteo Melchiorre costruisce una raccolta di appunti, un diario intimo per aforismi e brevi paragrafi, che diventa il ritratto di ciò che sta accadendo – meglio: di ciò che oramai è già accaduto – in quell&#8217;area geografica e socio-economica che conosciamo come Nord Est. Melchiorre ha saputo ascoltare il tonfo di quell&#8217;albero e – soprattutto – ha saputo stupirsi della sostanziale indifferenza con cui quell&#8217;evento (non) venne accolto dalla comunità che attorno all&#8217;albero aveva vissuto per un tempo immemorabile. Da quell&#8217;ascolto e da quello stupore, Melchiorre parte per una ricerca che è diario, microstoria, denuncia civile e scavo nella percezione collettiva dei simboli che creano il collante ed i legami comunitari. La lettura del suo ostinato, ingenuo domandare ci lascia un ingombrante quesito: abbiamo piantato un nuovo simbolo sulla collina, a vegliare dall&#8217;alto su di noi? E se sì, di cosa si tratta? In questa seconda edizione, una bonus track ci racconta i viaggi dell&#8217;alberòn, le presentazioni del libro in scuole, librerie, bar. Tentativi di far risuonare quel tonfo – e di “andare a vedere l&#8217;effetto che fa”.</p>
<p>La presentazione nel sito delle <a href="http://www.edizionispartaco.it/detail.php?id=57" target="_self">Edizioni Spartaco</a>.</p>
<p>Altre recensioni <a href="http://www.edizionispartaco.it/recensioni/recensioni_requiem.pdf" target="_self">qui</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style "><a class="addthis_button_facebook_like"></a><br />
<a class="addthis_button_tweet"></a></div>
<p><script src="http://s7.addthis.com/js/250/addthis_widget.js#pubid=ra-4f69b48c4fdac18d" type="text/javascript"></script><br />
<!-- AddThis Button END --></p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.piccolofestival.it%2F%3Fp%3D1517&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=segoe+ui&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piccolofestival.it/?feed=rss2&amp;p=1517</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title> Edizione 2012 del Piccolo Festival </title>
		<link>http://www.piccolofestival.it/?p=1522</link>
		<comments>http://www.piccolofestival.it/?p=1522#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 09:37:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[1 luglio 2012]]></category>
		<category><![CDATA[29 giugno 2012]]></category>
		<category><![CDATA[30 giugno 2012]]></category>
		<category><![CDATA[date]]></category>
		<category><![CDATA[edizione 2012]]></category>
		<category><![CDATA[luogo]]></category>
		<category><![CDATA[palazzo bonauguro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piccolofestival.it/?p=1522</guid>
		<description><![CDATA[Edizione 2012: 29, 30 giugno e 1 luglio a Palazzo Bonaguro (Bassano del Grappa)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi ci segue su <a href="http://www.facebook.com/pages/Piccolo-Festival-della-Letteratura/104321937027" target="_self">Facebook</a> già lo sa, le date dell&#8217;edizione 2012 sono<strong> 29, 30 giugno e 1 luglio</strong>. Il luogo dove si svolgerà il festival è sempre <a href="http://laviadelbrenta.it/palazzo-bonaguro" target="_self">Palazzo Bonaguro</a> a Bassano del Grappa (VI).</p>
<p>Nei prossimi giorni continueranno le pubblicazioni delle recensioni <a href="http://www.piccolofestival.it/?cat=3" target="_self">qui</a>.</p>
<p>Nella <a href="http://www.facebook.com/pages/Piccolo-Festival-della-Letteratura/104321937027">nostra pagina Facebook</a> potrete trovare tanti aggiornamenti su quello che stiamo leggendo e su come procede l&#8217;organizzazione (ringraziamo Dario Lunardon per l&#8217;immagine di copertina). Diventando fan sarete sempre informati sulle ultimissime novità di Palomar.</p>
<p>Vi aspettiamo a Giugno!</p>
<p><!-- AddThis Button BEGIN --></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style "><a class="addthis_button_facebook_like"></a><br />
<a class="addthis_button_tweet"></a></div>
<p><script src="http://s7.addthis.com/js/250/addthis_widget.js#pubid=ra-4f69b48c4fdac18d" type="text/javascript"></script><br />
<!-- AddThis Button END --></p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.piccolofestival.it%2F%3Fp%3D1522&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=segoe+ui&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piccolofestival.it/?feed=rss2&amp;p=1522</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Per legge superiore di Giorgio Fontana</title>
		<link>http://www.piccolofestival.it/?p=1512</link>
		<comments>http://www.piccolofestival.it/?p=1512#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 08:57:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PFL</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nostre recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio fontanta]]></category>
		<category><![CDATA[per legge superiore]]></category>
		<category><![CDATA[sellerio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piccolofestival.it/?p=1512</guid>
		<description><![CDATA[Recensione del libro Per legge superiore di Giorgio Fontana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 0.3px;" title="Copertina di per legge superiore" src="http://www.piccolofestival.it/wp-content/uploads/fontana.jpg" alt="Copertina del libro Per legge superiore" width="157" height="219" /> Roberto  Doni è un sessantenne magistrato della borghesia milanese, liberale di  destra fortemente convinto che fare il proprio lavoro in modo  integerrimo sia l&#8217;unico modo corretto di concepire la giustizia. Il  senso dell&#8217;ordine e la banale serenità che guidano la sua vita e la sua  carriera coprono però due traumi che a fatica, da anni, sta cercando di  «addomesticare»: la morte del fraterno amico e collega per mano delle  Brigate Rosse e la lontananza – fisica e affettiva – della figlia  trentenne, costretta, come tanti suoi coetanei, a trasferirsi all&#8217;estero  per seguire in modo dignitoso le proprie ambizioni e assecondare il  proprio talento.<br />
La precaria, falsa normalità della vita di Doni viene scossa dalla sfacciataggine di Elena Vicenzi, giornalista free-lance,  coetanea della figlia, convita dell&#8217;innocenza di Khaled Ghezal, un  tunisino con regolare permesso di soggiorno, accusato di un crimine  nella zona di via Padova e inspiegabilmente rassegnato alla condanna. Il  Sostituto Procuratore concede a Elena e a se stesso un&#8217;eccezione al  proprio rigido modus operandi  e decide di ascoltare con lei alcune persone vicine a Ghezal: da quel  momento, comincerà per Doni una sorta di viaggio di iniziazione, che lo  costringerà a scoprire la Milano che aveva rimosso e a guardare negli  occhi i propri demoni personali.<br />
Fontana  ha il coraggio di affrontare in un solo romanzo più temi decisivi che,  presi singolarmente, potrebbero essere lo spunto per altrettante  narrazioni. Quello che ne esce è il ritratto di una città e di un Paese,  qui e ora: generazioni che faticano a parlarsi, visioni diverse di cosa  sia la giustizia, la convivenza difficile tra culture diverse, gli  stereotipi e la cruda realtà, la violenza, l&#8217;indifferenza mascherata da  senso del dovere, la rassegnazione. Il tutto in un rapporto di profonda  analogia tra le psicologie individuali e la città in cui si muovono e di  cui si nutrono. Un esempio su tutti: la fragile impalcatura,  apparentemente granitica, della personalità di Doni sembra vivere in  simbiosi con l&#8217;altrettanto duro e solido aspetto del Palazzo di  Giustizia, in realtà tenuto in piedi da grossi chiodi a espansione,  invisibili a chi non sappia o non voglia vederli: «I chiodi. Tutto  cominciava da lì. Ogni giorno, andando a lavoro oppure uscendo per  pranzo o ancora tornando a casa, Doni si fermava un istante e li  guardava.» Giorgio Fontana si interroga e ci interroga, con Per legge superiore, sulla qualità di quel guardare.</p>
<p>La presentazione da parte dell&#8217;autore <a href="http://www.giorgiofontana.com/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=677&amp;Itemid=1" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Il sito dell&#8217;autore: <a href="http://www.giorgiofontana.com" target="_self">www.giorgiofontana.com </a></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style "><a class="addthis_button_facebook_like"></a><br />
<a class="addthis_button_tweet"></a></div>
<p><script src="http://s7.addthis.com/js/250/addthis_widget.js#pubid=ra-4f69b48c4fdac18d" type="text/javascript"></script><br />
<!-- AddThis Button END --></p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.piccolofestival.it%2F%3Fp%3D1512&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=segoe+ui&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piccolofestival.it/?feed=rss2&amp;p=1512</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ottavina di Dio di Francesco Villari e Marco di Grazia</title>
		<link>http://www.piccolofestival.it/?p=1501</link>
		<comments>http://www.piccolofestival.it/?p=1501#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 21:42:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nostre recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[ilVoltaPagine]]></category>
		<category><![CDATA[2009]]></category>
		<category><![CDATA[città del sole]]></category>
		<category><![CDATA[di grazia]]></category>
		<category><![CDATA[villari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piccolofestival.it/?p=1501</guid>
		<description><![CDATA[<i>Un’altra doppia recensione con</i> ilVoltaPagine.

Bico e Poker, due giovani pseudo-creativi e un po’ spiantati, sono i soggetti ideali per lasciarsi irretire da una caccia all’uomo che evoca allettanti prospettive. Si tratta di mettersi sulle tracce di un misterioso giocatore di biliardo (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><a rel="attachment wp-att-1509" href="http://www.piccolofestival.it/?attachment_id=1509"><img class="alignnone size-full wp-image-1509" title="Hustler" src="http://www.piccolofestival.it/wp-content/uploads/hustler2.gif" alt="" width="572" height="444" /></a></p>
<p dir="ltr">di <strong><a href="http://www.piccolofestival.it/?tag=di-grazia" target="_self">Marco Di Grazia</a></strong> e <strong><a href="http://www.piccolofestival.it/?tag=villari" target="_self">Francesco Villari</a></strong> (<a href="http://www.piccolofestival.it/?tag=città-del-sole" target="_self">Città del Sole</a>, Reggio Calabria, <a href="http://www.piccolofestival.it/?tag=2009" target="_self">2009</a>)</p>
<p dir="ltr"><em>Un&#8217;altra doppia recensione con </em><strong><a href="http://www.ilvoltapagine.com/" target="_blank">ilVoltaPagine</a></strong>.</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">Bico e Poker, due giovani pseudo-creativi e un po’ spiantati, sono i soggetti ideali per lasciarsi irretire da una caccia all’uomo che evoca allettanti prospettive. Si tratta di mettersi sulle tracce di un misterioso giocatore di biliardo, un campione per una notte – arrivato dal nulla eppure in grado di stendere il pluripremiato detentore del titolo – poi scomparso, almeno in apparenza, dalla faccia della terra. La ricerca si presenta fin da subito non semplice e inevitabilmente assume i contorni di una sfida: bisogna diventare uomini per muoversi da un paese all’altro senza farsi truffare di continuo; per affrontare vis-à-vis i poco raccomandabili personaggi che abitano le sale da biliardo; per imparare che la vittoria sul panno verde non si conquista solo grazie a precise geometrie imposte alle biglie; per mantenersi in equilibrio a fronte delle lusinghe di affascinanti donne tutte lustrini e doppi giochi. Un viaggio di formazione dunque per i due protagonisti che si alternano nel ruolo di voce guida del racconto, per la verità con toni e stili che avremmo voluto maggiormente distinti e caratterizzanti, ovviando in parte al fatto che le passioni che muovono i loro cuori emergono di rado, risultano spesso latitanti nell’incalzarsi degli eventi, mentre è quanto sarebbe più servito per dare spessore alla narrazione.</p>
<p dir="ltr">C’è parecchia poesia invece negli aforismi del “Francese”, nonno di Bico, che scandiscono i cambi di capitolo e spiegano quale battaglia psicologica si nasconda dietro all’incrocio delle stecche e degli sguardi, quando le biglie corrono. L’avversario va tenuto sotto tiro in ogni istante, persino spaventato se non deriso: «tutti hanno qualcosa di moscio» dice il Francese «io ho la erre, e tu?» (p. 217). I momenti più avvincenti non è un caso pertengano alle partite giocate o evocate lungo la storia, è lì che meglio si apprezza quanto diceva, pensate un po’, Albert Einstein: «Il biliardo costituisce l&#8217;arte suprema dell&#8217;anticipazione. Non si tratta affatto di un gioco, ma di uno sport artistico completo che necessita, oltre che di buona condizione fisica, del ragionamento logico del giocatore di scacchi e del tocco del pianista da concerto». Come non sentirsi partecipi della gioia di accarezzare la vittoria, di sentirla cedere sotto al nostro tocco, di accorgersi come pian piano essa si conceda al nostro possesso? E ha di nuovo ragione il Francese: «Chi non ha mai eseguito un cinque sponde di calcio sul rosso non conosce la sensazione inebriante di essere Dio per un momento» (p. 231).</p>
<p dir="ltr">Una storia che avrebbe meritato uno stile meno scarno, qualche picco narrativo in più, tralasciando magari certi dialoghi da banco di bar, come le digressioni musicali sui Genesis dopo Peter Gabriel o su Shine On You Crazy Diamond. L’ottavina di Dio è un colpo leggendario, da maestri, otto sponde che danno la vittoria ma condannano all’esilio il misterioso Paolo Saturno. Di certi inattesi coup de théâtre, nel romanzo, si sente un po’ la mancanza.</p>
<p dir="ltr"><em>(<a href="http://www.ilvoltapagine.com/" target="_blank">ilVoltaPagine</a>)</em></p>
<p dir="ltr">* * *</p>
<p dir="ltr">Dice già molto, sull&#8217;uso del biliardo come metafora per la vita, la citazione di Albert Einstein che apre il romanzo di Di Grazia e Villari: il panno verde è la scenografia di uno sport, più ancora che di un gioco, in cui ne va della nostra postura corporea, logica, estetica; «arte suprema dell&#8217;anticipazione», il biliardo richiede una buona condizione fisica, una capacità di ragionamento degna di uno scacchista e un tocco simile a quello del pianista da concerto.</p>
<p dir="ltr">Poker e Bico sperano, credono, cercano e a tratti fanno finta di essere amici: entrambi senza prospettiva, senza lavoro, senza amore, si incontrano di fronte all&#8217;ennesimo rifiuto da ingoiare – quello di un piccolo editore romano. Aspiranti scrittori, vivono di espedienti – più o meno leciti. Se diventeranno veramente amici, lo deciderà l&#8217;avventura in cui decidono di imbarcarsi: la ricerca di Paolo Saturno, lo sconosciuto venuto dalla Calabria, che nel 1976 vinse il Mondiale di biliardo a Tangeri, sconfiggendo il pluridecorato campione argentino Mosquera. Dopo quella vittoria, ottenuta grazie ad un colpo mai più ripetuto, l&#8217;«ottavina» che dà il titolo al romanzo, l&#8217;uomo scompare e non viene più rintracciato. Dato per morto per più di trent&#8217;anni, potrebbe invece essere vivo: pare che qualcuno abbia ripetuto quel colpo inimitabile sul panno verde di un locale di Almerìa, in Spagna. Poker e Bico decidono che, se una possibilità di riscatto c&#8217;è, non può che passare per questa labile traccia: ritrovare quell&#8217;uomo e raccontarne la storia sarà la loro salvezza – o la loro sconfitta definitiva.</p>
<p dir="ltr">L&#8217;ottavina di Dio è un rincorrersi di colpi di scena, un florilegio di citazioni pop in cui trovano ospitalità Guccini, De Andrè, Sergio Leone e Tex Willer. Il linguaggio è piegato al ritmo, dettato a sua volta da una serie incalzante di battute e giochi di parole che ricordano gli «spaghetti western» di Bud Spencer e Terence Hill, più che i densi, lunghi silenzi di Lee Van Cleef e Clint Eastwood. Un&#8217;ironia che strappa più di qualche sorriso, anche se a tratti risulta sovrabbondante e toglie leggerezza alla costruzione del racconto. Ingombrante assenza, Paolo Saturno, motore immobile della vicenda, tiene il lettore incollato alle pagine, fino all&#8217;ultima, per capire se sia vivo. E – eventualmente – perché abbia vissuto nell&#8217;ombra per trent&#8217;anni.</p>
<p dir="ltr">Il «fumetto western» di Villari e Di Grazia sa raccontarci, tra le righe di un&#8217;avventura rocambolesca, le difficoltà della vita postmoderna, tra crisi del lavoro, arte dell&#8217;espediente e assenza di un ideale che faccia da stella polare. Ecco che allora il biliardo diventa la metafora della nostra capacità – e necessità – di saper immaginare colpi inediti, mosse impensate per trasformare un mistero da appassionati nell&#8217;idea di un riscatto possibile, per tutti. E fare i conti con se stessi, il proprio passato e il proprio futuro.</p>
<p dir="ltr"><em>(Mattia di <a href="http://www.piccolofestival.it/?page_id=2" target="_self">Palomar</a>)</em></p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.piccolofestival.it%2F%3Fp%3D1501&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=segoe+ui&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piccolofestival.it/?feed=rss2&amp;p=1501</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ultima anguàna di Umberto Matino</title>
		<link>http://www.piccolofestival.it/?p=1488</link>
		<comments>http://www.piccolofestival.it/?p=1488#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 14:14:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nostre recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[ilVoltaPagine]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[fosci]]></category>
		<category><![CDATA[matino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piccolofestival.it/?p=1488</guid>
		<description><![CDATA[<i>Continua la nostra collaborazione con il ilVoltaPagine: ecco le due nuove recensioni</i>

I piccoli borghi di montagna, per loro natura isolati e all’apparenza immobili, sono luoghi che tendono ad inghiottire le storie torbide, a sospingerle negli anfratti meno accessibili della memoria. (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong><span style="color: #0000ff;">Umberto Matino</span></strong> (<span style="color: #0000ff;">Foschi, 2011</span>)</p>
<p><em>Continua la nostra collaborazione con il</em> <strong><a href="http://www.ilvoltapagine.com/" target="_blank">ilVoltaPagine</a></strong><em>: ecco le due nuove recensioni</em></p>
<p><em><a href="http://www.piccolofestival.it/wp-content/uploads/lultima-anguàna.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1489" title="l'ultima anguàna" src="http://www.piccolofestival.it/wp-content/uploads/lultima-anguàna.jpg" alt="" width="395" height="595" /></a><br />
</em></p>
<p><span style="color: #000000;">I piccoli borghi di montagna, per loro natura isolati e all’apparenza immobili, sono luoghi che tendono ad inghiottire le storie torbide, a sospingerle negli anfratti meno accessibili della memoria. Così accade quando eventi tragici vengono a scuotere, con cadenze pluriennali, la sonnolenza di Pòsina – un pugno di case in provincia di Vicenza – e il paese ogni volta si affretta a metterci una pesante pietra sopra, ignorando il monito inevitabile di una ferita aperta. Ma i fantasmi ritornano, ed è più facile figurarseli come esseri mitici, le <em>anguàne</em>, ninfe traditrici, metà donne metà rettili, nascoste nelle acque dei torrenti, piuttosto che accettare possano essere persone qualunque, magari i vicini di casa. Ci vogliono i ‘foresti’, quelli che vengono da fuori, con la loro acribia e la giusta ignoranza di meccanismi ancestrali, per sollevare i veli e portare alla luce quanto viene sospinto nell’oscurità dagli sguardi bassi e dalle bocche serrate.</span></p>
<p>A portare avanti la trama de <em>L’ultima anguàna</em>di Umberto Matino ci pensano due autorità del borgo, il carabiniere e il parroco, entrambi originari d’altri luoghi, entrambi segnati dal forzato scontrarsi con morti violente e misteriose, entrambi cocciuti ma inesperti cacciatori di verità. I protagonisti del romanzo sono in realtà molti e Matino sa intrecciare le loro vicende, le loro personalità, costruendo un giallo piacevole e anche coraggioso, soprattutto nel giocarsi alcuni dolorosi punti di svolta della storia. A ciò va aggiunta l’evidente conoscenza dei luoghi, sia, mi immagino, per esperienza diretta, sia per uno studio puntuale di vari saggi storici. Peccato che a volte l’erudizione debordi invadendo la narrazione: di molte delle 36 note in coda al volume si sarebbe potuto tranquillamente fare a meno; ma anche certi inserti nel testo finiscono per apparire forzati, come ad esempio la spiegazione dell’origine tedesca di alcuni toponimi (p. 21). Succede che si producano degli scompensi temporali, indotti appunto dalla commistione fra racconto e appunto storico-geografico, cosicché presente e passato dei verbi si alternano a volte con discontinuità (pp. 17-18).</p>
<p>C’erano peraltro delle inevitabili difficoltà a condurre la storia attraverso tre tappe temporali distinte – 1948, 1956, 1968 –, senza perdere i fili della trama e dando giustificazione ad ogni evento. Tutto ruota attorno alla lenta decadenza di un mulino abbandonato, al prato che vi sta attorno, al torrente rabbioso che lo lambisce. Perché Margherita, che tanta parte ha nelle vicende d’ogni epoca, non rifugge più decisamente quel luogo ‘maledetto’? Perché ai tre bambini non impedisce con maggiore fermezza di avvicinarvisi? La rincorsa impellente verso la verità aiuta comunque a rendere innocue certe perplessità, anche in virtù della capacità di Matino nel rendere le atmosfere e i ritmi di quei borghi di montagna, quasi scomparsi dalle nostre cartine geografiche. Si perdonano pure i momenti in cui la penna prende il sopravvento e si ascolta la stessa Margherita dire di «una sagoma scura che si inoltrava fra gli alberi, velati dal pulviscolo acqueo che si levava dai flutti» (p. 247), descrizione troppo raffinata per stare in bocca ad una semplice montanara.</p>
<p>Alla fine non si può fare a meno di affiancare il brigadiere Baldelli e seguirlo passo passo nel suo tentativo di dare respiro alla giustizia , benché l’abbandono dei luoghi, nelle Prealpi venete come altrove, appare quale riflesso della rinuncia ad una vita consapevole, sensata. E così – esattamente come Baldelli – si finisce per condurla da soli quell’inchiesta, quando ormai non serve quasi più a nulla, forse solo a far tacere, per qualche attimo, la coscienza offesa.</p>
<p><em>(<a href="http://www.ilvoltapagine.com/2011/05/la-nobilta-dellelio.html" target="_blank">ilVoltaPagine</a>)</em></p>
<p><em>L&#8217;ultima anguàna</em>, seconda prova narrativa di Umberto Matino, può essere letto come una storia di ritorni: la vacanza a Posina dei piccoli Vito, Marilù e Pino è allegoria della civiltà urbana, figlia dello sviluppo denunciato come «nuovo fascismo» da Pier Paolo Pasolini sulle pagine del <em>Corsera</em>, che torna alle proprie origini  arcaiche; e prima dei bambini era tornata a Posina la donna che li ospita, Margherita, dopo un periodo a Vicenza che si rivelerà avvolto in un fascio di contraddizioni e mistero; ritorna a Posina, da maresciallo, quello che fu il brigadiere Pietro Baldelli, per fare i conti con tragedie rimaste inspiegate; in generale, tornano a vivere storie che si credevano, si temevano, si speravano sepolte per sempre. Torna, infine, l&#8217;autore ai temi e ai luoghi che segnarono il suo fortunato esordio, nel 2007, con <em>La valle dell&#8217;orco</em>. I luoghi della sua infanzia.</p>
<p>Si tratta però di ritorni <em>ultimi</em> – e lo capiamo sin dal titolo. Alle morti individuali che segnano la storia inventata da Matino, si affianca e si intreccia la morte collettiva di una civiltà fatta di un impasto eterogeneo di violenza, semplicità, rancori, fantasia, chiusura, storie e sapienza. Un intreccio, un volto complesso ed espressivo, la cui fisionomia è stata stravolta, negli ultimi quarant&#8217;anni, da un benessere talmente dirompente da illuderci di non aver lasciato dietro di sé nemmeno un frammento della miseria che l&#8217;aveva preparato e desiderato.</p>
<p>In questo senso, <em>L&#8217;ultima anguàna</em>, oltre ad essere un giallo, usa il genere e il «paradigma indiziario» che lo caratterizza per raccontare una storia più ampia, quella delle valli che stanno al confine tra Veneto e Trentino. La ricostruzione delle origini cimbre delle popolazioni che abitano quei luoghi diventa un invito al lettore perché si metta in gioco e provi a riconoscere in piccoli segni gli indizi di un tessuto narrativo più ampio. Matino sembra ricordarci che c&#8217;è una memoria collettiva che aspetta di essere fatta risuonare: essa vive nelle architetture, nei nomi delle cose e delle persone, negli alberi, nei detti, nelle filastrocche e nei gesti. Elementi alla portata di chi abbia voglia di guardarli e riconoscerli, per scorgervi la fondamentale solidarietà tra arcaico e moderno, segnata dall&#8217;avarizia, dalla sete di denaro – ma anche dal bisogno di emancipazione che le povertà, vecchie e nuove, portano con sé.</p>
<p><em>L&#8217;ultima anguàna</em> può allora essere letto anche come un lamento per la scomparsa di una civiltà di cui l&#8217;autore ha visto gli ultimi sussulti: una civiltà segnata da una violenza tanto più cruda quanto più riconoscibile rispetto a quella, fredda e anonima, che contraddistingue i nostri giorni. Non sappiamo per quanto.</p>
<p><em>(Mattia di <a href="http://www.piccolofestival.it/?page_id=2">Palomar</a>)</em></p>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.piccolofestival.it%2F%3Fp%3D1488&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=segoe+ui&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piccolofestival.it/?feed=rss2&amp;p=1488</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>È passata in fretta, questa ottava edizione del Piccolo Festival della Letteratura</title>
		<link>http://www.piccolofestival.it/?p=1481</link>
		<comments>http://www.piccolofestival.it/?p=1481#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 23:09:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PFL</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Nostri appunti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piccolofestival.it/?p=1481</guid>
		<description><![CDATA[<i>Un anno di letture, dialoghi, piccoli</i> (...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1482" title="Mappamondo (c) foto di Martina Lunardon" src="http://www.piccolofestival.it/wp-content/uploads/03-300x199.jpg" alt="" width="550" /></p>
<h4><span style="font-weight: normal;"><em><span style="color: #808080;">È passata in fretta, questa ottava edizione del Piccolo Festival della Letteratura.</span></em></span></h4>
<h4><span style="font-weight: normal;"><em><span style="color: #808080;">Un anno di letture, dialoghi, piccoli battibecchi annegati in un sorriso ogni settimana da qualche parte a Bassano, si è condensato in tre giorni caldi, intensi, sereni. Uscivano le figlie di alcuni di noi, uscivano le madri, uscivano i nostri dubbi, le nostre speranze, le nostre domande. Si trovavano in pochi metri quadri di verde e ghiaino, per stare insieme.</span></em></span></h4>
<h4><span style="font-weight: normal;"><em><span style="color: #808080;">Sono passate per le stanze di Palazzo Bonaguro persone, voci, parole che ci hanno quasi storditi. Lunedì mattina ci siamo svegliati come dopo una sbronza, quando trovi un ematoma, un graffio, il segno del rossetto – e non capisci quando, come e chi abbia lasciato quei segni. Le chiavi del Palazzo, per fortuna, non le abbiamo perse. Sono di nuovo negli uffici del Museo, a disposizione di chi voglia far vivere quei luoghi con altre idee, altre prospettive, altri punti di vista, risate differenti ma con la stessa, lieta fatica da affrontare.</span></em></span></h4>
<h4><span style="font-weight: normal;"><em><span style="color: #808080;">Non diciamo questo a caso: l&#8217;associazione Palomar nacque dieci anni fa – era un gruppo informale ricco di anarchiche intenzioni e molta, disorganizzata voglia di fare – partendo proprio dal bisogno di ognuno di noi (e di molti altri) di sperimentare in prima persona cosa sia lo spazio pubblico oggi, in senso tanto letterale quanto metaforico: Palazzo Bonaguro è stato ed è per noi il laboratorio ideale per tale esperimento. Ci siamo tornati con quello spirito – con più esperienza, con meno forze, con lo stesso entusiasmo. Ne siamo stati ripagati: i tre giorni del festival sono stati animati da cinque delle più belle e interessanti voci della narrativa italiana – cinque belle persone, innanzitutto –, dai circa mille cittadini che hanno riempito le stanze e il giardino del Palazzo, dal lavoro e dalla gioia delle associazioni e degli amici che fanno, insieme a noi, il Piccolo Festival.<br />
Eravamo tutti lì, incantati e impegnati ad ascoltare e commentare storie e pensieri, sotto il sole cocente del tardo pomeriggio o consolati dalla brezza della sera.</span></em></span></h4>
<h4><span style="font-weight: normal;"><em><span style="color: #808080;">Tra i titoli di coda dell&#8217;ottavo Piccolo Festival, con la testa e il cuore già proiettati verso il nono, si intravede un «grazie» enorme da rivolgere, sentitamente, a tante persone. Non possiamo fare altro che farlo emergere e portarlo in primo piano.</span></em></span></h4>
<h4><span style="font-weight: normal;"><em><span style="color: #808080;">Ringraziamo gli scrittori: Simone Sarasso, Carlo D&#8217;Amicis, Marco Malvaldi, Mariapia Veladiano, Nicola Lagioia. L&#8217;associazione Pungilaluna, Asolo Art Film Festival, VideoEllePi. Le amiche e gli amici che tornano a trovarci e darci una mano: Denis, Eleonora, Francesca, Gloria e Rita, instancabili nel pulire il Palazzo e nel gestire il bookshop. Alessandra e Nicola, che hanno ideato e gestito il gioco 15&#215;10 in tutte le sue fasi. Tommaso, che ci ha aiutati nella preparazione del palco per il concerto di apertura di The Forensick – un&#8217;apertura fantastica. Chi ha pensato e allestito la splendida libreria fatta con le cassette di legno della Val di Fiemme:  i «mastri» Alessandro, Andrea e Fabio. Jefry e Mattia, che hanno reso l&#8217;Osteria PFL un bel posto in cui aspettare gli incontri e commentarli. Chiara, che ha curato l&#8217;ufficio stampa. Il mediapartner Bassanonet – Laura, soprattutto – che ha dato ampio spazio alla manifestazione. I nostri fotografi ufficiali, Martina e Sergio. E poi Viviana, col suo splendido B&amp;B Bibi, che ha fatto riposare i nostri ospiti e l&#8217;Osteria al Terraglio, che ci ha pazientemente dato da mangiare anche a tarda ora.</span></em></span></h4>
<h4><span style="font-weight: normal;"><em><span style="color: #808080;">L&#8217;ottava edizione del Piccolo Festival non si sarebbe potuta fare senza la collaborazione del Comune di Bassano del Grappa &#8211; Assessorato alla Cultura ed il sostegno di Fami School e BCC San Giorgio e Valle Agno.</span></em></span></h4>
<h4><span style="font-weight: normal;"><em><span style="color: #808080;">Il Piccolo Festival non ci sarebbe senza il suo pubblico affezionato e chi per la prima volta viene a conoscerlo. Aspettiamo i vostri consigli di lettura, le vostre critiche e i vostri suggerimenti.</span></em></span></h4>
<h4><span style="font-weight: normal;"><em><span style="color: #808080;">Grazie di cuore.</span></em></span></h4>
<div id="facebook_like"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.piccolofestival.it%2F%3Fp%3D1481&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=500&amp;action=like&amp;font=segoe+ui&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:500px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piccolofestival.it/?feed=rss2&amp;p=1481</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

